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La costellazione del soffione II – concerto per fisarmonica e archi (Corrado Rojac)

Corrado Rojac    54

Nel titolo, in cui si legge una sorta di contraddizione, credo di aver evocato dei luoghi dell’anima; luoghi che possono essere diversi per ciascuno di noi. Le sensazioni che provo personalmente sono come un desiderio di eternità e allo stesso tempo la consapevolezza della caducità delle cose. Mi sembra che, assieme all’eternità, nel titolo, vi sia un qualcosa di immenso, di fatale, ma che si rivela “di passaggio”, insignificante; da ciò la polarità degli opposti che, in fondo, malgrado la contraddizione apparente, si attirano.

Ciononostante l’immagine che ci viene suggerita è comunque anche quella della leggerezza, della semplicità. La fisarmonica è spesso associata a un mondo semplice; la semplicità non è però sinonimo di insignificanza, spesso nasconde grandezze inaspettate, che ci investono, forse, proprio per il loro improvviso, inatteso rivelarsi, con un’ovvietà disarmante.

Ho scritto il brano dopo la lettura de Il libro rosso di Carl Gustav Jung. La vividezza dei personaggi che appaiono allo psicologo svizzero penso si sia trasferita anche nei miei modi compositivi e che abbia dato al pezzo un’energia particolare. La matrice spettrale del mio comporre, evidente soprattutto nella verticalità della scrittura, si è, grazie all’inconscio jungiano, plasmata via via più obliquamente, creando una sensazione “orizzontale”, narrativa. Credo che la natura episodica della narratività del mio brano coincida con l’apparizione “musicale” di alcuni personaggi del Libro rosso; talvolta, scrivendo, mi sembrava di “sentirli” in prima persona.

 

Fisarmonica solista M° Ghenadie Rotari

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