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Tratturo Zero

“Mi capita spesso di sentirmi dire se tratturo non è per caso un errore di ortografia legato magari … a qualche attrezzo agricolo … Cogliendo in questa affermazione la distanza cui siamo finiti dal contatto fisico con la terra, dalla sua storia e dal suo rispetto, la cosa non può che aggiungere alla mia gioia di cantare un forte senso di necessità di farlo”.
Così inizia a rispondere Massimo quando gli si chiede di parlare del suo nuovo album e del suo titolo: “Tratturo Zero” (strada della transumanza numero zero).
C’è da dire dunque, per prima cosa, che stiamo parlando di una storia che va, con anima inquieta su un sentiero ideale ed invisibile, un tratturo zero, ad accarezzare poeticamente la nostra terra, la nostra madre terra!
Dopo il metropolitano “NO ALIBI”, la cantastoriale storia di uomini, zoccoli e petrolio “LA STORIA DELL’ASINO CHE NON C’E’ PIU’” e il suo epilogo “DERAGLIAMENTI”, per citare i passi discografici salienti di Massimo, arriva “TRATTURO ZERO”, un solco profondo ed invisibile come un intimo coast to coast alla ricerca dell’ amore perduto. L’ascolto non a caso ha simbolicamente inizio con un adattamento storico linguistico della mitica “This land is your land” tanto per chiarire subito in quale storia d’amore andremo a trovarci. L’ambientazione va da Roma agli appennini a Londra a Nuova York, ma potrebbe essere in qualsiasi luogo su questa terra egualmente madre e sorella di tutti. Il linguaggio usato è come sempre il linguaggio del cuore, ma in questo caso c’è da aggiungere l’ironico uso di inflessioni dialettali funzionali per aderire il più possibile a quelle canzoni popolari, tradotte dal cuckney londinese dei Clash o da Woody Guthrie o Joe Hill, presenti nel disco. Rimanendo nel contesto sociale e dialettale incontreremo due canzoni firmate addirittura da Massimo insieme a Trilussa: “Nummeri” e “Libbertà”. Il resto dell’album continuerà a parlarci sottilmente dell’amore perduto raccontandoci del pacifico e critico “Surus”, ultimo dei 37 elefanti che accompagnarono Annibale per la grande battaglia contro Roma del 217 aC sul lago Trasimeno e poi via via di Pietro Bernardone, padre di San Francesco confuso tra “Santità e Follia” del figlio e a seguire, la storia del brigante Cinicchia, quelle di pastori in “Transumanza” e il canto, lamento, fin dentro alla grotta della “Sibilla” appennina…

Il tutto è accompagnato da chitarre, bouzouky, ukulele, mandolino, fisarmonica, flauto, violino, armoniche, pianoforte, basso, batteria e percussioni con compagni di viaggio anche illustri quali Ellade Bandini, John Kruth e Claudio Scarabottini, Stefano Trabalza, Gianluca Bibiani, Maurizio e Giulio Catarinelli, Gabriele Russo…

 

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